II Conferenza
virtuale


   


Il libro elettronico 
e l'editoria digitale umanistica in Italia 


   

(30/11/2003 - 29/02 2004


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ideata, promossa e coordinata da Luigi M. Reale

in collaborazione con
l'Area Convegni di
365 Giorni in Fiera

(Fiera Internazionale del Libro di Torino)
direttore editoriale
Luciano Simonelli

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Nuovo conteggio
dal 16 ottobre 2001

Massimo De Nardo
L'altra faccia dell'editoria elettronica: dall'e-book all'e-page


Sono il responsabile di Calibro Zeroquindici, una micro editrice web, in rete da novembre 2002. Nella definizione quasi aziendale (micro editrice web), la condizione meno vera è "editrice". Nel senso di casa editrice. Scopro che l'editor, per i latini, era "l'apprestatore di pubblici spettacoli". Vuol dire che l'editore ha una strana origine e, nel nostro caso, una identità ambigua.

E' proprio questa identità non definita, questo non essere editori e non produrre e-book (come tante altre "editrici web") che rende più coinvolgente il lavoro di quanti si occupano di editoria elettronica (l'-e-book fisico, da acquistare, digitare, ricaricare) e dell'editoria online (solitamente gratuita, senza alcun supporto tangibile se non le pagine stampate per proprio conto).

Vorrei ora presentare questa micro "editrice" web. Calibro contiene la parola libro, Zeroquindici indica l'età dei lettori (da 15 anni in giù). E' pacifica e pacifista, quindi il calibro è un valore, una qualità, una dote.

Calibro Zeroquindici è rivolta ai genitori e agli insegnanti, che possono trovare nei testi pubblicati (racconti, saggi, fiabe, articoli) una sorta di "proponimento didattico". E' una bella pretesa questo farsi, in qualche modo, suggeritori di "linee di condotta".

Calibro Zeroquindici pubblica in formato pdf micro libri, che sono piccoli solo per numero di pagine: da una pagina in su. Potrebbero chiamarsi pagina/libro.

Da questa condizione (che non è solo fisica, di spazio, di ingombro) è nato il titolo delle mie brevi considerazioni.

Una e-page attrezzata come un libro. Quando dico "libro" intendo il libro con copertina, quarta di copertina con testo introduttivo e breve scheda sull'autore. Calibro Zeroquindici tratta le sue pagine come fossero pagine che messe insieme formano un libro da scaffale, da libreria.

In Calibro Zeroquindici ci sono "libri" da due e da settanta pagine. Attualmente, ci sono diciotto titoli pubblicati, con diciannove autori coinvolti. Tutto il lavoro della redazione e degli scrittori è gratuito.

Calibro Zeroquindici non ha periodicità (in internet il tempo ha un ritmo particolare): quando arrivano proposte che ci piacciono le inseriamo subito nel sito. Per fortuna e per scelta non abbiamo scadenze commerciali, stagionali. La promozione del sito è un passa-parola di e-mail e di link; spesso è un "arrivare" occasionale tramite motori di ricerca.

Un progetto come Calibro Zeroquindici ha senso solo in internet. La carta stampata significa editoria pura, quindi mercato, quindi sopravvivenza. E poi, quale autore tipografico farebbe una e-page? Anche se sarebbe da prendere in considerazione.

Dalla possibilità tecnica offerta dall'internet, e da una conflittualità con l'editoria classica, e con la grande area dei testi inediti ma circolanti in rete, prende forma la linea di condotta portante di Calibro Zeroquindici, e crediamo anche di molte altre editrici web.

Riconoscersi nell'editoria elettronica semplifica una definizione del proprio agire (mettere un testo in rete), ma non è una condizione nella quale riconoscersi appieno.

La struttura grafica di un testo (impaginazione di genere tipografico) suggerisce che un prodotto vuole avere "riconoscimenti" editoriali, in senso classico (come lo sono, appunto, i libri, distribuiti nelle librerie). E' un riconoscimento che Calibro Zeroquindici non intende scartare.

Come già detto, Calibro Zeroquindici non appartiene al genere specifico dell'e-book, così come è stato pensato e progettato commercialmente. Non c'è, in sostanza, l'acquisto di strumenti tecnologici per la lettura del libro elettronico (l'involucro chiamato e-book), non c'è acquisto di dischetto o altro supporto nel quale sono memorizzate decine di libri, con le caratteristiche di uso e consultazione che un libro elettronico permette.

Testi impaginati a mo' di libro, diffusi in internet, non creano ovviamente una editoria elettronica, nel senso proprio dell'e-book.

La gratuità delle operazioni di download genera una differenza sostanziale con la natura dell'e-book. "Scaricare" gratuitamente libri di autori classici e moderni (iniziativa lodevole portata avanti, ad esempio, da Liber Liber) è stampare testi in rtf o altro formato come fossero articoli; ma anche se fossero impaginati "tipograficamente", con copertine grafiche - come i testi di Calibro Zeroquindici -, è cosa diversa dall'intenzione del servizio di un e-book. E' ovvio.


Si può ancora parlare di editoria elettronica per i testi diffusi in internet?

La discussione non riguarda la struttura formale del prodotto (carta o byte). La discussione è interessante perché finalmente con l'internet si costruiscono canali di comunicazione e di informazione con pochi strumenti e scarsi mezzi economici, fuori dai "palazzi dell'editoria" tipografica, non necessariamente da contrastare, perché un testo diffuso in internet, elettronico, può diventare un libro di carta per qualità della scrittura e interesse del tema.

I testi presenti in Calibro Zeroquindici sono brevi, qualcuno di una sola cartella dattiloscritta (ci sono anche testi di cinquanta pagine); è una scelta che privilegia non solo una narrazione "corta", ma la possibilità - come già accennato - di inserire scritture diverse, dal racconto all'articolo giornalistico, dal saggio alla fiaba. Una dimensione "varia" dalla quale ricavare comunque una opportunità di comunicazione e di riflessione. Sempre attraverso il piacere della scrittura e poi della lettura.

Una situazione da non sottovalutare è la grande area degli autori inediti. Si dice che siamo un popolo di scriventi. Sento, nel tono, una disturbante altezzosità intellettuale. Meno male che siamo un popolo di scriventi, di scrittori "della domenica" o del "dopo cena". Meno male. Si dice anche che siamo, al contrario, il popolo che legge meno. E' vero, purtroppo. Se non ci fossero gli scrittori dilettanti (che si dilettano) la percentuale sfiorerebbe lo zero. In compenso, sbanchiamo l'auditel con programmi tv alquanto idioti. Il mercato ha le sue leggi. Anche quelli che fanno la televisione (che ne sono i proprietari) sono editori.

Il fenomeno dell'espandersi dell'editoria elettronica (online) è anche una risposta ai molti "niet" dell'editoria tradizionale.

Il panorama culturale italiano è abbastanza tellurico. Scriviamo molto, leggiamo poco, e qualcuno lamenta che si pubblica troppo. Migliaia di libri sopra i banchi delle librerie raggiungono presto il macero. Il best seller è il risultato di una seria operazione di marketing. Il mercato ha le sue leggi.

L'internet sta costruendo isole (forse anche senza acqua attorno) di autori inediti che si fanno editori di se stessi o che partecipano a siti dedicati alla scrittura. Ce ne sono moltissimi. E' un bene. Sono fiorite molte scuole di scrittura creativa. Servono? Per diventare scrittori non so, ma sono una buona esperienza. Spesso anche molto utile.

Il desiderio di scrittura domenicale trova dunque una suo esistere attraverso le riviste online. I blog, che si moltiplicano giorno dopo giorno, sono esercizi di scrittura diaristica ma non più privata, da cassetto. Siamo coinvolti da un desiderio di ribalta. Vogliamo esserci. Una sorta di "ergo sum" da tastiera e video.

Calibro Zeroquindici non è immune da questo contagio esistenziale. Ma non è un problema.

L'e-book - nel senso di contenitore portatile di testi - è un accessorio, non il soggetto della comunicazione. Può condizionare le regole della lettura, e la stessa struttura del testo con link (il classico ipertesto), così come il computer ha modificato il rapporto con la pagina scritta rispetto alla macchina per scrivere con nastro d'inchiostro.

Il senso fondamentale è questa possibilità di costruire supporti di lettura con pochi mezzi tecnici e con minime risorse economiche. La rete è piena di editrici web, in tutte le forme, dalla rivista al blog, al sito tematico. Questo è un fatto molto positivo. Ci sono libri di carta che sono una raccolta di articoli scritti per un giornale online. Cos'è che rende "libro" quel libro? Il suo essere di carta, con copertina rigida e codice a barre? Al posto degli articoli ci possono essere brevi racconti. Una fiaba. Una lezione sulla grammatica. Il libro è un contenitore. E' ovvio. L'internet sta cambiando contenitore, non certo il contenuto.

L'e-page (che non ha nulla a che fare con l'e-book in materiale plastico) coinvolge in qualche modo il lettore ad una attività, sia pure minima: il lettore deve stamparsi la pagina. Deve essere lui l'editore tipografo, deve confezionare la propria lettura. Probabile che sia un gioco.

Vorrei, in conclusione, domandare ai librari, che sono la fondamentale linea di congiunzione tra scrittura e lettura: “Perché non stampate alcune e-page che si trovano in internet e poi ce le fate trovare sui banconi delle vostre librerie?”.

Librai-editori. Non ci vuole molto. Diritto d'autore? C'è molta gente che fa "cose" gratuitamente. Calibro Zeroquindici lo fa. E se una e-page arriva a quaranta pagine dattiloscritte? Cari librai, regalatele ai vostri clienti abituali. In fondo, senza costi di distribuzione, senza spese di spedizione, senza diritti d'autore, servono pochi centesimi per carta e inchiostro.


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