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Vocali chiuse e aperte

(6 posts)

  1. Anonymous
    Unregistered

    Buongiorno,

    In passato ho posto qui alcune domande che sono state sorte nel processo di stesura di un libro di studio d'italiano per israeliani (io sono adetta alle spiegazioni in ebraico,quindi chiedo scusa in anticipo per errori in italiano...).

    Stavolta abbiamo domande riguardante le vocali "e" e "o". Abbiamo dei dubbi su come presentare le vocali che possone essere sia aperte che chiuse. La domanda fondamentale e' se i madrelingua italiani avvertono davvero la differenza tra le due versioni di ogni vocale. Per esempio, in Italia si impara a memoria quale accento si usa in parole come perche', caffe'... o e' ovvio da se'? Un'altra domanda e' se sia vera la
    descrizione seguente: la "e" aperta e' piu' vicina alla "a", mentre la "e"
    chiusa e' piu' vicina alla "i"; la "o" aperta e' piu' vicina alla "a",
    mentre la "o" chiusa e' piu' vicina alla "u".

    Grazie in anticipo

    Noriktal

    Posted 11 years ago #
  2. alessandroaresti
    Moderator

    Gentile Noriktal,

    1) In Italia a scuola la pronuncia modello (ossia quella che, per esempio, impone di distinguere "pèsca" [il frutto] da "pésca" [il pescare] e "bòtte" [percosse] da "bótte" [recipiente di legno]) non viene insegnata e ogni parlante, pertanto, realizza le due vocali interessate come gli suggerisce la propria varietà di italiano regionale (o subregionale). Così dalle mie parti (la Sardegna) la distinzione fra vocale aperta e vocale chiusa viene neutralizzata e la parola "pèsca" indica entrambi i significati riportati sopra.
    Non è quindi la pronuncia "normativa" ma la pronuncia marcata geograficamente a costituire la "norma" nella situazione linguistica italiana. Questo innanzitutto perché la sanzione sociale nei confronti della pronuncia regionale è generalmente molto modesta; poi, il fatto che ci siano alcune varietà che godono di maggior prestigio rispetto ad altre (mi riferisco in particolare a quelle delle del Nord dell'Italia) rende difficile che all'interno di esse si inneschi un processo di adesione a un sistema di pronuncia astratto e esterno come quello del cosiddetto "fiorentino emendato"; infine, alcuni linguisti (come Giulio Lepschy) contestano l'esistenza di una pronuncia standard e ritengono accettabili le varie pronunce locali.

    2) Se si riferisce al maggior grado di apertura di "e" aperta rispetto a "e" chiusa e di "o" aperta rispetto a "o" chiusa (che le rende quindi più vicine, come rappresentato graficamente nel triangolo vocalico, alla cosiddetta "vocale centrale di massima apertura" "a") e, viceversa, al minor grado di apertura di "e" chiusa rispetto a "e" aperta e di "o" chiusa" rispetto a "o" aperta" (che le rende quindi più vicine, rispettivamente, alle vocali "i" e "u") la risposta è sì.

    Alessandro Aresti

    Posted 11 years ago #
  3. Anonymous
    Unregistered

    Grazie mille!

    Mi permetto di porLe domande complementari: in quali regioni italiane si avverte la differenza tra vocali aperte e vocali chiuse? Direbbe che la maggioranza dei parlanti italiano la osservino? Pongo queste domande per decidere quanta enfasi dare all'argomento.

    Grazie di nuovo,

    Noriktal

    Posted 11 years ago #
  4. alessandroaresti
    Moderator

    La pronuncia modello (e quindi anche la realizzazione delle vocali chiuse e aperte secondo i dettami della norma) non è riscontrabile in nessuna varietà della realtà linguistica italiana. Alcune indagini sociolinguistiche hanno dimostrato che è Milano "il luogo dove la pronuncia, ad alto livello socioeducativo e di formalità, è più vicina alla norma standard, senza però raggiungerla del tutto" (Galli de' Paratesi).

    Alessandro Aresti

    Posted 11 years ago #
  5. Anonymous
    Unregistered

    Grazie, questa e' una risposta molto significativa.

    Posted 11 years ago #
  6. Anonymous
    Unregistered

    Per il gentile Alessandro Aresti,

    Finalmente ho trovato nelle sue frasi il buon senso che da tempo cercavo,mi spiego meglio:
    Ho sempre considerato scontato che non esistesse una pronuncia standard,ma che ogni regione avesse una propria pronuncia o intonazione.Certo,pronuncie più gradevoli o meno gradevoli all'orecchio,ma tutte comunque leggittime... invece qualche settimana fa navigando su internet ho letto casualmente un articolo di un linguista che considerava il fiorentino emendato la corretta pronuncia italiana e le pronunce regionali come degli errori. Ora,io che ho sempre tenuto a parlare un italiano corretto mi sono sentito improvvisamente in difetto,tanto che ho cercato di approfondire l'argomento sempre navigando su internet e leggendo pareri di linguisti o professori o comunque esperti della materia.Con mio grosso stupore ho trovato quasi sempre un esaltazione del fiorentino emendato e dell'importanza della distinzione fra "e" ed "o" (aperte e chiuse) e "s" e "z" (sorde e sonore)e un considerare un grave errore invece le varianti regionali. Io,ripeto,continuo a pensarla come lei,anzi mi fa piacere trovare una fonte autorevole che conferma l'opinione di un profano come me.
    Le vorrei fare leggere un commento di un linguista che mi ha messo in crisi:
    "come osserva Alberto M. Mioni (Fonetica e Fonologia, in Introduzione all’italiano contemporaneo. Le strutture, a cura di A. Sobrero, Roma-Bari, Laterza, 1993, terza ed., p. 104) un assoluto rispetto della pronuncia standard può essere richiesto ai professionisti della parola (attori, annunciatori e giornalisti radiotelevisivi), mentre tutti gli altri parlanti possono limitarsi ad avvicinarsi a un “sistema fonologico che mantenga le opposizioni più importanti e che sia accettato dall’ambiente/dagli ambienti in cui si troveranno a comunicare”. La distinzione tra e aperta (pèsca ‘frutto’) ed e chiusa (pésca ‘attività del pescare’) è un’opposizione importante, che dà luogo a molte coppie minime, cioè a coppie di parole che si differenziano soltanto per un fonema e che hanno significati diversi (ricordo soltanto vènti ‘plurale di vento’ e vénti ‘20′). La distinzione tra e chiusa ed e aperta, come quella tra o chiusa e o aperta, è altamente funzionale e dunque dovrebbe essere rispettata. In contesti comunicativi di media formalità (specialmente in presenza di persone di diversa provenienza geografica) è consigliabile adottare una pronuncia accurata, che rispetti le distinzioni fonologiche più importanti e che sia comunicativamente efficace".

    Potrei copiare qui molti altri interventi ma non mi dilungo oltre.La mia domanda in definitiva è una domanda poco filosofica e molto concreta: per parlare un italiano corretto posso tranquillamente tenere la mia pronuncia o dovrei fare un corso di dizione per apprendere il fiorentino emendato? Se dico pèsca per riferirmi sia al frutto che all'attività della pesca posso considerare comunque la mia pronuncia corretta?
    Grazie per l'attenzione.

    Posted 11 years ago #

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