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	<title>Commenti a: Eufemese</title>
	<link>http://www.italianisticaonline.it/2006/eufemese/</link>
	<description>Portale di informatica umanistica</description>
	<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 14:13:02 +0000</pubDate>
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		<title>di Giuseppe Sergio</title>
		<link>http://www.italianisticaonline.it/2006/eufemese/#comment-424</link>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2006 21:01:34 +0000</pubDate>
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					<description>Mi sto interrogando, da profano, sulle motivazioni che inducono alla sostituzione del termine proprio (quello comune e perspicuo) con uno eufemistico. Se il termine tabuizzato è riferito a persona, certo agisce una forma di rispetto o compassione: perché anche lui o lei fanno parte, come noi, dell'umana prole. Sicuramente ha la sua buona parte anche la volonta di allontanare un referente che, evocando senza filtri una realtà percepita come dolorosa, fa male e prende allo stomaco. Allora non è più compassione, ma rigetto. Ma forse all'adozione dell'eufemismo contribuisce anche il timore che pronunciando le parole "handicappato" o, peggio, "mongolo", queste ci si possano rivoltare contro: come a volte mi dicono in famiglia quando scherzo un po' troppo su persone diciamo svantaggiate, "non fare gabbo!', sottintendendo "che poi succede anche a te...".

Mi pare però che il vento compassionevole dell'eufemese soffi quasi esclusivamente sulle denominazioni di persone svantaggiate fisicamente (ad es. il "diversabile", come ho sentito) o economicamente/socialmente (vedi il comico "operatore dell'assistenza", come pure il "gay"), ma si fermi però di fronte alle denominazioni che implicano un atto di volont� da parte del soggetto, e penso a "spacciatore", "stupratore" e sim. per i quali non mi risulta siano stati coniati dei sostituti (forse solo per "drogato", sui media e in situazioni di media formalità del tutto sostituito da "tossicodipendente"). Forse però è solo questione di tempo, chissà che fra qualche anno, coniato anche per "stupratore" un valido eufemismo, il reato che designa ci sembrer�àmeno grave.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sto interrogando, da profano, sulle motivazioni che inducono alla sostituzione del termine proprio (quello comune e perspicuo) con uno eufemistico. Se il termine tabuizzato è riferito a persona, certo agisce una forma di rispetto o compassione: perché anche lui o lei fanno parte, come noi, dell&#8217;umana prole. Sicuramente ha la sua buona parte anche la volonta di allontanare un referente che, evocando senza filtri una realtà percepita come dolorosa, fa male e prende allo stomaco. Allora non è più compassione, ma rigetto. Ma forse all&#8217;adozione dell&#8217;eufemismo contribuisce anche il timore che pronunciando le parole &#8220;handicappato&#8221; o, peggio, &#8220;mongolo&#8221;, queste ci si possano rivoltare contro: come a volte mi dicono in famiglia quando scherzo un po&#8217; troppo su persone diciamo svantaggiate, &#8220;non fare gabbo!&#8217;, sottintendendo &#8220;che poi succede anche a te&#8230;&#8221;.</p>
<p>Mi pare però che il vento compassionevole dell&#8217;eufemese soffi quasi esclusivamente sulle denominazioni di persone svantaggiate fisicamente (ad es. il &#8220;diversabile&#8221;, come ho sentito) o economicamente/socialmente (vedi il comico &#8220;operatore dell&#8217;assistenza&#8221;, come pure il &#8220;gay&#8221;), ma si fermi però di fronte alle denominazioni che implicano un atto di volont� da parte del soggetto, e penso a &#8220;spacciatore&#8221;, &#8220;stupratore&#8221; e sim. per i quali non mi risulta siano stati coniati dei sostituti (forse solo per &#8220;drogato&#8221;, sui media e in situazioni di media formalità del tutto sostituito da &#8220;tossicodipendente&#8221;). Forse però è solo questione di tempo, chissà che fra qualche anno, coniato anche per &#8220;stupratore&#8221; un valido eufemismo, il reato che designa ci sembrer�àmeno grave.
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